SCRUBBER

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Io avevo appena finito il selvizio e mi elo messa un catino tla le gambe e lo specchio tla le cosce pelchè me la stavo lasando quando sono entlati, cosa potevo fale? E poi elano tanti con i giubbotti e caschi, uno aveva anche il manganello in mano e ullavano: “ tutti felmi, voi tloie, non muovetevi!”. In quella posizione dove cledevano che scapassi? Comunque hanno iniziato ad aplile le polte e Chang l’hanno tlascinata fuoli con i soldi in mano pelchè non ela ancola liuscita a nascondeli e Li stava ancola facendo pompino  a cliente quando hanno sfondato sua polta mentle quando sono entlati in stanza di Zhu faceva zum zum con uomo italiano che poi piangeva con polizia e diceva: “non lovinatemi, sono sposato, non lovinatemi”. Ma io giulo non avevano ancola tlovato niente e niente avlebbelo tlovato se quella cletina, Sa Dong, non avesse iniziato a lidele ma tu sai come è fatta quella: appena glielo ha visto, così piccolo, più piccolo di quello dei soliti cinesi, insomma ela come quello di un bimbo di tle anni, è colsa fuoli nuda e “venite, collete, così piccolo non lo avete mai visto!!! “ e il signole col pistolino a spillo dietlo di lei che livoleva i suoi soldi. Io plovato a dile “vuoi fica, culo, senza plofilattico, te glatis” ma elano intelessati ai computel e ai nostli telefonini. Pel quello sono allivati fino a te. Tu padlona casa tu plendi miei soldi, io lavolo di fica e di culo pel dale te tanti euri. Plossima volta tu avvisa se tuo malito fa solplesa con colleghi o io come paga te affitto pel “discleto centlo massaggi esotici in via Milazzo” se non plendo casso?

ACCORDINGLY

 

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Smettila di prendermi in giro e versami un’altra tazza di the. Latte non limone, sai inizio ad avere qualche problema con l’intestino. Fortuna che l’altra sera mi sono messa questo di vestito quando sono uscita con Simuel e la pancia gonfia si notava meno

Sai, non è come dicono. Avrà anche avuto un passato burrascoso ma anche per lui l’età ha smorzato certe pruderie. E pensare che quando insegnavo e me lo trovavo davanti ai colloqui insegnanti genitori giuro che non lo sopportavo: il foularino al posto della cravatta, il fare strafottente da viveur, quegli occhi che ti frugavano dentro alla ricerca del tuo punto debole. Penso di essere stata l’unica professoressa di suo figlio a non farmi intortare dai suoi modi rimandando suo figlio per tre anni consecutivi. Quando l’ho incontrato dal meccanico, io dovevo far revisionare la mia macchina, lui doveva cambiare l’olio del bmw, l’ho trovato triste, smagrito, anche un po’ trasandato. La scomparsa di sua moglie l’ha trasformato ed è per quello che ho accettato il suo invito. Mi ha portato al cinema, proiezione del pomeriggio. Carta argento. Ho scelto io. Un film coreano, molto tenero e dolce. Poi siamo andati in pizzeria. Ha sempre pagato lui. Così quando mi ha riportato a casa, erano le venti circa, gli ho chiesto se voleva salire. Beh tu non ci crederai ma mi ha risposto: “Non dobbiamo avere fretta, c’è tempo. Voglio rispettarti”.

Un vero signore.

 

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Quella stronza della culona moldava ha voluto anche i 30 euro per quel mezzo bocchino che mi ha fatto e se devo essere sincero lavora meglio la cinese con la lingua. Poi vuoi mettere? Quella ha 40 anni, gli occhi a mandorla 26. Non c’è paragone. Dici bene tu, ma non è mica facile trovarne una di questi tempi senza contare che quelle dell’est lo fanno svogliatamente mentre le asiatiche ci mettono la passione e devo ammettere che conta vedere la voglia di una donna. Oddio, conta soprattutto la pillolina ma anche sentire il desiderio di una donna solletica. E poi la Cin ciu eh ha delle amiche che per 5 euro fanno tutto ed è tutta carne fresca e allegra. Non crederai che io mi fermi solo perché sono arrivato ai 68 anni? Fin che posso io lo uso e quando non funzionerà più, almeno posso dire che che me a l’ho druaà! Ahhh la professoressa? Si, una personcina per bene, introdotta in ottimi ambienti, un po’ troppo pizzi e merletti per i miei gusti ma un’ottima donna di casa. Avrei risolto il problema del lavare e dello stirare, l’ordine in casa e, perché no, sento la nostalgia di certi pranzetti casalinghi come quelli che facevo con mia moglie, poveretta. Perché lo sai anche tu che io sono sempre tornato a casa. Va bene, scopavo in giro ma la sera tornavo sempre nel letto con mia moglie. Quello mi manca, lo ammetto. Ma per favore non posso proprio andare a letto con la prof. Ha 64 anni, cazzo! Chi ha il coraggio di metterglielo dentro? Dovrei lavorare troppo con la fantasia e immaginarmi il culetto voglioso della Wuang. Se la professoressa vedova e vogliosa ha delle idee in quel senso, beh che se le faccia passare che a me piace solo la carne fresca e non quella troppo frollata! Capisci bene che questo non potevo dirglielo e me la sono cavata con la balla del rispetto e del saper aspettare. Ma quante ne bevono le donne?

 

 

 

 

 

 

 

SCONVENIENZA

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Sia chiaro.

Io amo le donne. Mi fanno simpatia.

Ricche di sfaccettature, problematiche, introspettive, grandi lavoratrici, pronte a buttarsi nel fuoco per una giusta causa, estrose nel vestire e bugiarde.

Non solo.

C’è qualche piccolo difetto che non riesco a perdonare loro ma niente in confronto a quello che ti possono dare. Sono le uniche che riescono a fotterti sorridendoti, le uniche che ti fanno uno sgambetto e dopo accorrono per capire se ti sei rotta le ossa, le uniche che possono avere un orgasmo quando intravedono la tua sconfitta, le sole a covare invidia per decenni allenandosi alla vendetta.

Ti si avvicinano e ti abbracciano, magari ti baciano anche sulle guance ma hanno le labbra ricoperte di veleno che rilasciano solo alla presenza della vittima prescelta.

Ma io le amo perché sono capaci di calpestare anche la loro madre per una conquista, per eccellere, per ricevere un consenso, per primeggiare.

Le più infingarde adorano circondarsi di altre donne adoranti da sguinzagliare nell’eventualità tremi il loro trono. E come regine ordinano, comandano, impongono fino ad arrivare alla condanna a morte senza sensi di colpa perché questi li tengono in serbo per il loro gatto che soffre di cimurro.

Dovessi creare un team, selezionerei solo donne. Non sbaglierebbero la mira.

MAKEUP

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 E tu vieni a dire a me che io non sono adatta per quell’incarico? Che quella ha più attitudine? A fare la troia ha attitudine.

Quella la’ volete nominare! Quella che quando gira sembra avere un paletto infilato nel culo dal tanto che sta impettita. Manco avesse due tette da mostrare. Come lo so? Lo so perché gliele ho viste, che cazzo! Eravamo in ospedale assieme: lei a fare un aborto io un raschiamento per certi noiosi polipi uterini. No, guarda, non mi interessa , non sono qui a fare la morale se una abortisce o se lo tiene. Inizio anzi a pensare che abbia fatto bene a sopprimere il feto perché il mondo non poteva reggere un’altra come lei. Allora ti dicevo che proprio quella la’, quella che tu ritieni un mostro di correttezza, di bravura e di intelligenza, quella la’, quella per cui tu ti scapicolli ogni volta che ti chiama al telefono, viene da una famiglia in cui persino il gatto va a rubare nella ciotola del gatto del vicino di casa e al funerale del padre suo fratello lo vedevi al bar con una birra in mano ad importunare la barista. La sua unica fortuna è stata aver sposato quel rimbambito del Luigi, che in vita sua aveva sempre e solo studiato senza sentire mai odore di figa. E anche se era brutto, alto un metro e una salsiccia e con un’alitosi persistente si fece mettere incinta e sposare. S’è rifatta il passato e ha il futuro assicurato. Un’abile operazione di maquillage.

Penso che abbia più corna suo marito sulla testa che lampioni la tangenziale di Bologna. Ma l’importante è far finta di non vedere e di non sapere no?

Ma sai, quello che mi fa rabbia, ma rabbia davvero è che abbiate deciso di farle insegnare  il catechismo il sabato pomeriggio in parrocchia, la abbiate eletta organizzatrice delle gite ai santuari di Loreto e alla Madonna della Comune e quando il consiglio parrocchiale decise di andare al santuario di Padre Pio  se ne assunse astutamente l’onere e l’onore perché doveva essere lei a decidere con che altra camera d’albergo doveva confinare con la sua. Eh, lo so che tu non sei potuta venire e lo sapeva anche lei, per quello si è scopata tuo marito per i 5 giorni del pellegrinaggio. E sai chi ha tenuto tua figlia mentre quei due hanno sperimentato tutte le posizioni del kamasutra? Questa sfigata che hai davanti con cui ti ostini a difendere l’innominabile come fosse una Maria Goretti.  E adesso non azzardarti a piangere. Perdonala, anzi perdonali, con la tua infinita pietà cristiana e mentre ci sei nominala anche responsabile per la catechesi delle famiglie.

 

 

 

MARMALADE

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E’ una storia di donne e come sempre sono le storie di donne è molto complicata ma partendo dall’inizio ce la posso fare. Poi uno dice bene l’inizio, ma anche quello è difficile da trovare. Allora diciamo che partiamo da Natale, quando quella mi regalo’ un vasetto di marmellata. Effettivamente mi sembrava strano che dopo tanti anni di  non cagamento totale si interessasse a me al punto da regalarmi una marmellata fatta con le sue manine. Per precauzione non la mangiai perché va bene essere gentili ma non stupidi al punto da avvelenarsi con una marmellata. Ma per la distensione dei rapporti accettai l’omaggio, che sta ancora incartato nella sua bella carta trasparente, ricambiando con un panettone del forno sotto casa. Niente di sconvolgente. Il regalo giusto per dire grazie e non essere impegnate.  Da allora non me ne sono più liberata. Quella non mancava una festività che non mi facesse omaggio di qualcosa al punto che persino per la festa del papà, mi fece trovare un maglioncino senza maniche sulla scrivania del mio ufficio. Come abbia fatto a penetrare in azienda rimane a tutt’oggi un mistero. Viste le dimensioni del maglione pensai che lo aveva sferruzzato per mio padre, morto, buon’anima, più di un decennio fa e dunque lo riciclai al mio capoufficio che dopo il 19 marzo  comparve sporadicamente in ufficio e il colorito della sua pelle variava dal bianco lenzuolo lavato con la cenere  al giallo ittero infantile.

Quella mi voleva morta e il perché lo capii solo dopo 3 mesi di indagini febbrili e dopo aver sguinzagliato un pool di donne dietro la bastarda.

La mia persecutrice era venuta a conoscenza di un grosso lascito intestato a me ed una sua amica che si era portata a letto con il fine preciso di fotterla, in tutti i sensi . Io ero il terzo incomodo. Con la mia scomparsa la somma sarebbe finita interamente nelle sue tasche.

Ma il caso, il destino, è infingardo. E quando si è così impegnati a vivere la vita degli altri ci si distrae, si fanno mille azioni nello stesso momento e può capitare di dover rispondere al cellulare e non trovarlo nella borsa mentre si attraversa una via trafficata ad alta viabilità mentre  il guinzaglio di un cane si arrotola tra le nostre caviglie e ci fa perdere l’equilibrio  proprio mentre sopraggiunge il 27 barrato guidato da un uomo in astinenza perenne che si è appena girato per guardare il culo  altezzoso di una ragazzina.

Sono cose che succedono.

Così, adesso, ho le lacrime agli occhi dalle risate.

 

 

 

AAAVENDESI

 

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Cerchi sempre di cancellare i ricordi e solo quando ti rendi conto che l’operazione è impraticabile decidi di venderli. Così, oggi,  vendo il ricordo di un amore.

Ne vendo i baci violenti sulla mia pelle tesa e anche quel modo di afferrarmi i capelli quasi volesse entrare nella mia testa. In realtà c’era da sempre, senza rendersene conto. Era distratto da me e dalla mia voce. Dovevo pur salvaguardarmi da lui e dalla perenne voglia di scoparmelo.

Ora non fa più male. L’ho disinfettato con le lacrime versate durante un tempo fotografato per caso da una polaroid. Ma torna noioso nelle giornate di bassa pressione ad immalinconire le ore dei passeri esausti. Ho sempre voluto sentirmi libera e lui ha saputo limare lentamente la catena. Forse non voleva, forse l’ho costretto, forse sapeva che avevo bisogno di cielo. Forse sapeva che non mi divertivo più. Forse. I gesti valgono molto più delle parole e io, si sa, ho sempre parlato troppo.

Il suo odore rimasto incastrato in un maglione di cotone giallo è compreso nel prezzo del ricordo.

Base d’asta 50 centesimi.

 

 

8MARZO

 

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“So che tu mi seguiresti ovunque. In un campo di margherite  come su una piattaforma petrolifera nell’oceano indiano o per 4 ore seduta sulla poltrona di un teatro ascoltando Bernanos per poi riprendere la marcia verso volti sconosciuti e bocche piene di sorrisi stucchevoli o in ogni improbabile impresa in cui mi ficco ad occhi chiusi e a braccia spalancate, senza protezione se non quella di sapere che tu sei vicino a me anche quando cerco di sparare fuochi artificiali in giardino dimenticando la miccia. Mi seguiresti in ogni vita che mi invento travestendoti con me e ritoccandomi il trucco perché sia tutto perfetto agli occhi del mondo. Ma stasera ti chiedo per la prima volta di seguirmi davanti ad un altare e di lasciare che ti metta l’anello d’oro al dito giurandoti quell’amore per sempre per sempre per sempre, che mi hai fatto scoprire. Io, adesso, so che ti amo. Io voglio sposarti. Sposami”.

Questo avrei voluto sentirti dire, questo probabilmente avresti detto un giorno qualsiasi, fermandoti il tempo necessario per ascoltare il mio “si”.

Dio non ti ha concesso quel momento. Ti ha voluto accanto a se, forse aveva anche lui bisogno di te e davanti a lui, ancora una volta, mi faccio da parte con una soddisfazione: la tua mano, mentre ti porta via, la sto stringendo io.

RAGOUT

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E’ un fatto che i rapporti di buon vicinato vadano coltivati.

Mi sono sempre spesa in questo senso credendoci fermamente. Sono socia fondatrice del Comitato “mogli felici spose operose” che, nel primo capoverso dello statuto, ha come obiettivo primario la tranquillità e il benessere del nostro quartiere. Il secondo capoverso regola i comportamenti da adottare all’arrivo di un nuovo residente: Comitato d’accoglienza, invito a cena nella prima settimana, obbligatorietà del buongiorno se ci si incrocia la mattina, visita settimanale con chiacchiere informali, recapiti telefonici di tutte le vicine da usare in caso di necessità.

Poi è arrivata donna Antonia e il suo cane. Scorbutica lei e isterica la bestia.

Non ha voluto associarsi al nostro comitato, ci ha sbattuto la porta in faccia quando ci siamo presentate a casa sua non prima di aver afferrato la torta di mandorle e il soufflè al formaggio che le avevamo preparato. Naturalmente evita accuratamente di salutarci quando ci si incrocia va già bene quando grugnisce qualcosa tra i denti che potrebbe essere una maledizione o un cancro in gola, tanto l’intonazione è la stessa.

La piccola bestia ha le sue stesse tendenze della padrona con l’aggravante di essere in possesso di ugola che fa impazzire l’intero quartiere. Abbiamo inoltre registrato, nel primo mese di residenza della nuova vicina, la sparizione di tre gatti, 2 aggressioni a passanti occasionali e la scomparsa di una ciabatta della signora Franca.

Urgeva una soluzione. E una soluzione si trova sempre.

Una notte ci fu un po’ di trambusto nell’isolato. Si sentirono alcuni cani abbaiare, alcune finestre illuminarsi ma giusto il tempo di vedere che tutto era tranquillo come al solito , anzi un po’ più del solito perché il cane della signora Antonia non abbaiò per l’intera nottata. Anzi, non abbaiò più.

Come eravamo use fare da sempre, il lunedì ci recammo a casa della residente oltraggiosa con un vassoio di lasagne e la scorbutica vicina dopo averci aperto afferrò il vassoio e senza un grazie richiuse la porta.

Solo a tarda sera sentimmo un grido che non ricordava niente di umano.

Avemmo un pensiero unico: Ha finito le lasagne.

Certo erano buone con quella sfoglia tirata sottile, la besciamelle cremosa e abbondante ma il tocco che le rendeva uniche era il ragù. Ragù di barboncino come si leggeva inciso sul vetro del fondo della pirofila.