PRIEST

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Così, alzi la cornetta e dall’altro capo ti dicono che  Claudio ha un tumore al pancreas. E’ in terapia intensiva. Tu sai che il tumore al pancreas non perdona. Hai visto andarsene con lo stesso male la Pia, la Carmen, Luciano. E’ bastardo il cancro al pancreas, molto più bastardo degli altri tumori. In quel momento senti che le parole non ti escono più, aggrovigliate come sono al magone così ti si trasformano in lacrima che respingi perché sei adulta, perché conosci il mondo, perché hai visto la sofferenza, perché non doveva capitare al lui, no, non a lui. Prendi un altro ma non lui e se hai le idee confuse te ne fornisco una lista intera di preti senza credo. Ho conosciuto tanti preti senza fede. Preti entrati in seminario perché la famiglia non aveva da sfamarli, preti entrati in seminario perché era l’unico modo per farli studiare, preti entrati in seminario per vanità della famiglia. Claudio no. Claudio ha fede. Crede in Dio. E come ogni pazzo di Dio sa realizzare i sogni. Claudio che ha costruito una chiesa per il suo Dio giocando a briscola con i senza Dio. Con Claudio ho parlato delle ore e per ore abbiamo riso sguaiatamente come lavandaie in vacanza. Perché le nostre risate erano uguali e i nostri occhi sapevano anche quello che non riuscivamo a dirci.

Adesso vorrei avere braccia chilometriche per abbracciare quella circonferenza imbarazzante e sentirlo ripetermi all’orecchio: forza, che ce la fai, lo so che ce la puoi fare. Adesso vorrei quella pizza al peperoncino che mi presentasti e io cacciai indietro riempiendoti di insulti. Adesso vorrei poter credere che Dio si è sbagliato.

Dio, ti prego, Claudio è talmente rompipalle  che di uno come lui non te ne faresti niente, ti sconvolgerebbe soltanto l’assetto del Paradiso. Dio, fidati, lascialo perdere e abbandonalo a noi che ci siamo già abituati a seguirlo fin dentro i suoi sogni perché sono i nostri, anche se ancora non lo sappiamo.

 

Luca 18, 9-14

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Luca 18, 9-14.

Di questo dovrei parlarvi. Del pubblicano e del fariseo. Dovrei parlarvi di come Dio giudica e perdona.

E come per noi sia difficile comprendere da quale parte si abbasserà il piatto della bilancia ma sia così banalmente semplice ergerci a giudici e giudicare.

Dio conosce il gioco delle autogiustificazioni  e se ne sottrae.

E oggi anche io me ne sottraggo e parlo della Chiesa, di noi preti.

E mi rivolgo a voi miscredenti, mangiapreti, anticlericali che ci cercate solo quando si avvicinano le elezioni, che sapete solo puntare l’indice contro la  Chiesa e i suoi errori e vi scordate i sacrifici, i morti ammazzati per un credo, che alzate le bandiere per ogni ideale che abbia sembianza di umanità e non vedete la miseria di chi vi circonda, che venite di sera, nelle nostre canoniche a piangere come agnelli per cercare una parola di conforto senza pagare il dazio, che con l’arroganza dell’intelligenza volete la prova, voi che vi liberate la coscienza  e ci caricate di segreti imperdonabili, che ci sbattete in faccia la ricchezza della chiesa e non vi accorgete della tonaca lisa, che per uno che sbaglia li crocifiggete tutti, che beffardamente sostenete di conoscere un unico spirito, quello dell’ CH3CH2OH e ve la ridete.

Sono uno stupido prete di campagna.

Sui banchi della chiesa, la domenica, si inginocchiano 7 vecchie e il campanaro. Loro non si meritano questa predica.

E Dio conosce bene la differenza tra peccato e peccatore.

 

 

SOTTINTESI

 

Spesso Dio mi dice cose incredibili.

Io taccio.

Mi rendo conto che non ci può essere competizione.

Mentre Lui vede le cose da una prospettiva celeste, io mi limito ad una visuale maldestra.

Ho una scusa.

Sono umana e Lui lo sa.

Sa che faccio quello che posso.

Ed è molto, molto più difficile.

 

GROVIGLI

– Ma chi me lo fa fare?
– La tua coscienza, il tuo senso di responsabilità.
– Ma sono stanca.
– Non è ancora il tempo di riposare.
– Quando sarà il tempo?
– Quando avrai finito la tua missione.
– Io non so quale sia la mia missione.
– E’ questo che ti frega.
– Solo questo?
– Versati una anisette e taci.
– Parlare con te dà le sue soddisfazioni.

CHIAREZZA

Ha portato la video cassetta che voleva vedere e non avendo lei un videoregistratore , non rimaneva altro da fare che invitarla a casa mia. Riconosco che la sfuggo come la peste e questo non va bene. Ma ci sono cose che fatico ad affrontare come la resurrezione dei morti. No, non la resurrezione di Cristo, alla quale credo come ogni brava cristiana, è la resurrezione di un ugandese della chiesa evangelica avvenuta nel 2001 in un villaggio africano quella a cui non credo. E per la prima volta ho il coraggio di dirglielo in faccia e che la piantasse di invitarmi a quelle messe di guarigione di pseudo-santoni che ti fanno cadere in trance alla sola imposizione delle mani e che la finisca una volta per tutte di invitarmi a pregare in luoghi inquietanti dove donne isteriche pregano un Dio in lingue sconosciute e uomini impavidi lo lodano chiedendo che l’elettricista faccia loro un buon preventivo di spesa per la messa a norma dell’impianto elettrico della casa.
Ho letto la delusione nei suoi occhi per la mia mancata conversione ad una fede che ha bisogno di segni per vivere e uscendo mi ha tranquillizzato dicendomi che continuerà a pregare per me.
Chiudendo la porta Dio mi ha sorriso e mi ha chiesto un bicchierino di anisette.

RABBIA

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Signore, dimmi che lo vedrò ancora con gli occhiali sul naso guardare le persone di sguincio con l’aria annoiata di chi ha visto tanto e non si stupisce più di nessun racconto,. Dimmi che lo sentirò sospirare stanco e appesantito dalla fatica di respirare ma che avrà ancora fiato per borbottare sillabe incomprensibili per poi andarsene dando un ultimo sberleffo alla voglia di dialogare. Mai stato un grande parlatore, ma grande lavoratore si. Ripetimi mille volte che indosserà ancora le scarpe che gli ho comprato tanti Natali fa e che continuerà a mettersi i papillon colorati che solo lui sa vestire senza che le sua dignità ne venga intaccata o che infilerà ancora i panciotti di lamé sotto lo smoking senza perdere la sua serietà.
Mi fa rabbia adesso, non lo posso neppure odiare come vorrei o forse lo odio ancora di più perché neppure la soddisfazione di un sano odio posso adesso permettermi nei suoi confronti. Vorrei fargli da badante, ma il nostro pudore ce lo vieta, vorrei abbracciarlo, ma so che sarebbe imbarazzato a rispondere a quell’abbraccio, vorrei baciargli i capelli e contarglieli piano senza fretta di finire mentre legge il giornale vorrei togliergli il telecomando dalle mani e afferrargliele per accarezzare quelle vene che disegnano fiumi tortuosi in cui affonderei con la piroga. Vorrei mi sorridesse come sorride a M. ma so che io non mi posso permettere di rubargli neanche un suo sorriso. Non credo senta la mia mancanza, il fatto che non ci sia o sia dispersa e che raramente vada a trovarlo non lo hanno cambiato. Non credo neppure che mi abbia mai stimato tanto da provare nostalgia di me. Io si. E la sua assenza mi ha riempito di un rancore che mi avvelena.
Sei morto già una volta e il dolore è stato lo stesso, ma non credevo si potesse ripetere uguale, acuto, devastante. Ti ho salutato da lontano alzando la mano e tu sulla porta della cucina hai alzato la tua piegando impercettibilmente le labbra, ma erano i tuoi occhi pieni di paura che hanno inumidito i miei.
Dio Dio Dio ascoltami: piantala di pensare ai negri in africa, piantala di pensare ai poveri, non occuparti più dei sacerdoti, degli infedeli, degli arabi, dell’ecologia, dei disoccupati, di Don Benzi, dell’amazzonia, degli iracheni, del Burkina faso, dei carcerati, degli omosessuali, delle favelas e di questo mondo ingiusto . Occupati di lui.

PRETI

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Ho conosciuto un prete che alla frase evangelica :
Beati i costruttori di pace
era finito il toner dopo la parola costruttori.
Ho conosciuto un prete che al suo matrimonio distribuiva santini con frasi di film e che credeva di essere nel giusto.
Ho conosciuto un prete che chiudeva le finestre mentre gli parlavo perché aveva paura di guardarmi in faccia.
Ho conosciuto un prete che aveva visto il Diavolo e il Diavolo lo aveva bastonato.
Ho conosciuto un prete a cui il suo avvocato consigliò di farsi processare in contumacia: aveva in volto le stigmate della perversione.
Ho conosciuto un prete che in canonica aveva solo un cucchiaio e viveva nella stessa dignitosa povertà da anni, ma la sua bocca era sempre aperta al sorriso.
Ho conosciuto un prete che della canonica aveva fatto una succursale dell’Ulivo.
Ho conosciuto un prete che si faceva lavare i capelli solo da mia madre nel lavandino di casa ed era vecchio, stanco, solo.
Ho conosciuto un prete che mi mandava a cagare e si metteva a ridere.
Ho conosciuto un prete che aveva il volto di Dio ed è per preti come lui che ho mantenuto la fede